In ricordo di Antonio detto “Zeta”

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Il nostro amico Antonio "Zeta" con Stephan e Jakub, due nostri ex volontari europei (16 giugno 2011)

Il nostro amico Antonio “Zeta” con Stephan e Jakub, due nostri ex volontari europei (16 giugno 2011)

DOLO (Venezia), venerdì 3 aprile 2015, Duomo di Dolo (ore 10,20)

Antonio Righetto per noi amici dell’associazione “Il Portico” di Dolo era ZETA. Con questo soprannome lo abbiamo conosciuto, come fosse quello di un partigiano, e lui lo aveva fatto proprio presentandosi ogni volta così: “ciao, sono Zeta…” e ci aggiungeva sempre una battuta, perché possedeva un’ironia fortissima, sagace, mite e rispettosa. Cercava il lato comico delle situazioni, anche le più problematiche, forse perché era questo il modo con cui è riuscito a sopravvivere alle prove della sua vita e alle difficoltà economiche dell’infanzia che gli impedirono di studiare nonostante la sua professoressa di lettere fosse andata a pregare il padre perché lo iscrivesse al liceo classico. La sua fragilità lo aveva reso sensibile verso le persone che fanno fatica ed ora vogliamo leggere una breve riflessione poetica che lui scrisse dopo la morte di Ennio Baldan, la persona ammalata di Sclerosi Multipla che ha donato alla Caritas di Padova l’immobile in cui “Il Portico” gode dell’usufrutto. Leggiamo alcune di queste frasi dense di significato perché, dopo essere stato colpito dal morbo di Parkinson, queste stesse parole, per un caso triste della sorte, si possono oggi dedicare anche a lui, a Zeta…

Mai una malattia così feroce.
Mai una malattia così distruttiva.
Mai una malattia così debilitante.
Una malattia che ha tolto la vita giorno dopo giorno.
Che ha succhiato la vitalità goccia a goccia.
Una crocifissione dei nostri tempi.

Una malattia che non dava un minimo spiraglio alla speranza,
ma solo la certezza del peggio.
… Con la sua malattia,
con la sua sofferenza,
con la sua immobilità,
ha dato tanto per gli altri.
Agli altri che ne avevamo più bisogno,
tra gli ultimi come lui.
Ultimi solo nella classifica che dà questa società.
Mai tanta sofferenza ha dato così conforto.
Mai una casa si trasformò in oasi
nel deserto di tante vite,
nella steppa di questo mondo.
Ciao Ennio. (e noi ora diciamo ciao Zeta)
La tua vita che sembrava inutile e di tanto peso per gli altri,
si è sublimata in una esistenza tra le più utili,
che hanno tolto peso agli altri.
Anche se non ci sei più,
il giardino lo hai seminato.

La versione integrale del testo si può trovare a pagina 67 nel libro IL PORTICO vent’anni di solidarietà e intervento contro l’emarginazione nel territorio della Riviera del Brenta, 2005 pubblicato per i 20 anni dell’associazione.