I saluti a Gianni Santello

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I saluti a Gianni Santello scritti da Marilisa Perin, prima presidente del Portico e da Sandro Gozzo, attuale presidente dell’Associazione.


“Ciao Gianni, la tua bontà ed il tuo sorriso ci accompagnino e ci aiutino a capire che solo attraverso “la buona battaglia” si conquista la pace. Tu Gianni, l’hai fatto nella più pura semplicità. Ci piace ora, che dobbiamo salutarti, ricordare…Ricordare quando eri ragazzo e ancora cercavi di capire la vita con le tue difficoltà e i tuoi sogni senza essere toccato dalla malignità e dalla superbia degli sciocchi.Quando andavi al lavoro dai vigili del fuoco col tuo motorino ed eri raggiante alla festa del loro patrono perché ti invitavano a pranzo. Quando si andava a fare i giretti domenicali e sapevi ringraziare con la gioia stampata nel volto. Quando al Portico spingevi le sedie a rotelle di chi non poteva camminare ed eri amico silenzioso e discreto.Quando ti bastava che il Milan vincesse per sentirti l’uomo più fortunato del mondo ed era la stessa cosa quando, giocando a calcio, riuscivi a fare un goal o impedivi il goal dell’avversario. Quando immobilizzato a letto esultavi se gli amici venivano a trovarti ed eri riconoscente per ogni piccola passeggiata che ti facevano fare. Quando raccontavi la bravura di tuo fratello e della tua famiglia che ogni giorno ti aiutava. Quando infine c’è l’hai messa tutta per combattere contro gli ultimi mali che sono venuti a rubarti. Gianni da te abbiamo imparato tante cose : l’amicizia che attende anche quando si è messi da parte; la capacità di gioire con le gioie degli altri ; il legame alla vita nonostante il soffrire e l’accoglienza di tutti senza nessuna antipatia e nessun giudizio. Gianni é stato doloroso in questi ultimi mesi non poter fare nulla per togliere il tuo male; non poter esserti vicino e salutarti quando te ne sei andato… ma ora tu sai, ora tu sei libero. Grazie Gianni: ora ci vuoi bene in Dio.” Marilisa Perin


“Con la morte di Gianni Santello il tempo dell’associazione “il Portico” comincia ad annoverare nella sua storia i protagonisti della sua fondazione. È un incedere inesorabile che diventa il monito della nostra caducità, ma anche dei lunghi giorni in cui è stato costruito, mattone su mattone, il tempio ampio e fragile della fraternità universale nella nostra terra, sulle sponde del naviglio Brenta. Con Gianni viene a mancare il primo ragazzo con disabilità intellettiva attorno al quale si è costruita l’esordiente rete di solidarietà per soci e famiglie che oggi ci vantiamo di aver allargato a centinaia e centinaia di persone. Gianni ha iniziato a mostrare i disturbi del comportamento nella preadolescenza e nessun servizio sociale era un grado di occuparsi della sua vita quotidiana solitaria, incontrollabile perfino dai genitori. E questo accade ancor oggi per tanti giovani “disturbati”, forse ancora di più ieri, quando i servizi dei centri di salute mentale avevano gli infermieri che andavano a trovarli regolarmente a domicilio per pilotare le situazioni critiche. Oggi il taglio delle spese per la sanità lascia allo sbaraglio più giovani di quando negli anni 80 (legge 280 del 1978) si chiusero i manicomi dove a 18 anni quei giovani venivano costretti a rinchiudersi per tutta la vita. Nel 1983 la casa di Ennio divenne un punto di riferimento per alcuni volontari che iniziarono a condividere le domeniche con quei coetanei speciali. Quel clima di amicizia e di accoglienza familiare in cui Gianni per primo trovò rispetto e sostegno, connota ancora oggi lo stile del Portico come impresa sociale che dà garanzie di continuità e di serietà professionale a quella esordiente accoglienza estemporanea. È l’amicizia il dono più apprezzato e richiesto ed esso rappresenta comunque il fine e il mezzo di ogni progetto che il Portico vorrà costruire in futuro. Quando, per un errore nelle cure mediche, Gianni si paralizzò e fu condannato a letto per gli ultimi 12 anni di vita, la solitudine fu il suo dolore più grande, interrotto dalle visite dei suoi amici porticani, troppo sporadiche e veloci per dare un sollievo soddisfacente. L’amicizia resta perciò la medicina migliore, semplice, gratuita per ogni situazione, anche quella più disperata. L’amicizia è il retaggio che Gianni lascia a noi e il Portico deve impegnarsi a moltiplicarlo come stile dell’impegno solidale che rende questa società davvero civile”. Alessandro Gozzo